Alzheimer Italia - Federazione delle 
Associazioni Alzheimer d'Italia
 

PER CHI ASSISTE IL MALATO

PARTE PRIMA
Memoria, comunicazione e disorientamento

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Disorientamento
La signora McDonald lasciava il marito alle 9 del mattino al centro diurno. Appena lei se ne andava, lui si sedeva accanto alla porta e aspettava che venisse a riprenderlo. Gli operatori del centro pensavano che non fosse contento di rimanere lì, ma poi scoprirono che lui era convinto che fossero già le 5 del pomeriggio.
Un giorno ero in soggiorno con mio marito, quando lui mi chiese a che ora saremmo tornati a casa. Io gli risposi che eravamo già a casa nostra, ma lui insisteva che non era vero. In un certo senso, mi offendeva il fatto che lui non riconoscesse la nostra casa, ma ora mi rendo conto che stava male. È inutile provare a convincerlo quando dice cose del genere, perciò cerco soltanto di aiutarlo a sentirsi a suo agio e di distrarlo quando lo vedo preoccupato.
 

I malati di demenza sono spesso disorientati nel tempo e nello spazio. Questo può derivare dalla confusione indotta dalla degenerazione cerebrale, dalla perdita di memoria o forse dalla difficoltà a riconoscere cose e persone. Anche «l'orologio interno», che ci ricorda quando è ora di mangiare o di dormire, tende a guastarsi. Può sembrare incredibile che una persona si perda nella propria casa, o creda di essere stata abbandonata, quando invece è rimasta sola per non più di cinque minuti. Si tratta in realtà di un comportamento assai comune, che non è così difficile da comprendere se consideriamo le conseguenze della perdita di memoria. Per il malato, il problema più grave non è tanto quello di non sapere che ora è o di riconoscere un luogo o di trovare le diverse stanze, bensì quello dell'ansia che ne deriva. Chiunque si sentirebbe in ansia se non fosse più capace di orientarsi nella propria casa. Sapere che è mezzogiorno può non essere particolarmente importante, mentre lo è certamente la possibilità di saltare il pranzo, di perdere un programma televisivo o la paura di essere stato abbandonato. Anche se il malato non è pienamente consapevole di aver perso l'orientamento spazio-temporale, può tuttavia essere in ansia perché la sua giornata non è più strutturata, oppure sentirsi a disagio in un ambiente per lui estraneo, pieno di incognite.


 
Come affrontare il disorientamento
 
  • Dare sicurezza
  • Aiutare il malato a capire il tempo
 
Come prevenire i problemi legati al disorientamento
 
  • Creare una routine
  • Adattare l'ambiente ai bisogni del malato e mantenerlo costante


Come affrontare il disorientamento
Dare sicurezza
Il malato si sente più sicuro se gli spieghiamo che non c'è niente di cui debba preoccuparsi, piuttosto che dirgli semplicemente che ora è o dove si trova. Per esempio, se abbiamo l'impressione che vada in ansia perché teme che siano già le 10 (l'ora in cui arriva il bus che lo porta al centro diurno), potremo rassicurarlo sul fatto che non gli lasceremo perdere il bus, piuttosto che dirgli che sono solo le nove e un quarto. Se il malato, nonostante le nostre insistenze, non si convince di essere a casa sua, possiamo provare a controllare la sua ansia spiegandogli che si trova tra amici e familiari. Alcuni familiari hanno trovato utile attirare l'attenzione del malato su qualcosa a lui familiare, come ad es. una poltrona.
Aiutare il malato a capire il tempo
Ad un certo punto ci si accorge che il malato non capisce che cosa significa «alle cinque» o «tra dieci minuti». Ma ci sono altri modi per esprimere il senso del tempo che passa. Possiamo usare, ad esempio, un contasecondi da cucina o una vecchia clessidra. Si è visto che alcuni malati di demenza riescono a capire il significato di una vecchia clessidra, anche se è un oggetto cui non erano abituati. Possiamo anche trovare altri esempi basati sulla vita quotidiana, come ad es. «Quando tutti hanno bevuto il caffè» oppure «Quando la lavatrice ha finito il ciclo», ecc.

Come prevenire i problemi legati al disorientamento
Creare una routine
Poiché diventa sempre più difficile per il malato di demenza mantenere il senso del tempo, è estremamente utile attenersi a una routine, fissando alcuni eventi più importanti che la interrompano e strutturino in qualche modo la giornata. Se gli eventi sono abbastanza numerosi, ci sono maggiori opportunità che si renda conto approssimativamente dell'ora e di quello che sta succedendo. Una routine regolare può ridurre notevolmente l'ansia, facendo in modo che la giornata non sembri un succedersi di eventi imprevisti. È una buona idea quella di stendere un programma della giornata all'ora di colazione insieme al malato. È opportuno poi riesaminare il piano con lui all'ora di pranzo. Altrimenti, è anche possibile attenersi a una routine giornaliera non scritta.
Adattare l'ambiente circostante e mantenerlo costante
È buona norma mantenere stabile l'ambiente circostante, mettendo sempre le cose allo stesso posto e non facendo troppi drastici cambiamenti. Applicare disegni o scritte sulle porte può aiutare il malato a muoversi in casa sua, anche quando non gli sembra più un posto familiare. Tutto questo non gli impedirà di sentirsi smarrito o fuori posto, ma contribuirà a ridurre l'ansia del non sapere che strada prendere. Etichette o simboli applicati sulle dispense e sui cassetti aiuteranno il malato a trovare ciò che cerca senza dover chiedere e senza attirare l'attenzione sul suo problema.
Spostare il malato di demenza da un posto all'altro aumenterà il suo disorientamento. Perciò, se l'assistenza è suddivisa tra più familiari residenti in luoghi diversi, è meglio che siano loro a muoversi piuttosto che spostare il malato da una casa all'altra a rotazione. Quanto più familiare è l'ambiente, tanto più è facile per il malato di demenza sentirsi a casa e a proprio agio. D'altra parte, se il malato ha fiducia nella famiglia o in un'altra persona, non dovrebbe essere un problema assisterlo in luogo diverso, ad es. in un centro diurno.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina 16 dicembre 2008